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Blog del Partito Democratico di Roncade

9 settembre 2011
NUOVO SITO WEB CIRCOLO PD RONCADE

Ecco l'indirizzo del nuovo sito web del Circolo PD di Roncade: www.pdroncade.it


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21 novembre 2010
A BREVE IL NUOVO SITO WEB!!

Stiamo lavorando al nuovo sito web. L’ attuale blog rimarrà per ora attivo ma non verrà aggiornato. Siamo spiacenti per il disguido.


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26 agosto 2010
Assemblea di Circolo
Caro iscritto/a,

                la presente comunicazione per ricordarti l’assemblea di Circolo organizzata per


LUNEDI' 30 AGOSTO 2010 ORE 20.45

PRESSO LA SALA GIORGIONE  CENTRO DIURNO ANZIANI DI RONCADE


L’ordine del giorno prevede i seguenti punti:

  1. Comunicazioni del coordinatore.
  2. Presentazione bilancio 2010.
  3. Ripresa attività di circolo.
Vista l'importanza dei temi è preferibile una presenza massiccia, quindi siete caldamente pregati di ricordare l'impegno a tutti gli iscritti (e non) che trovate per strada! Grazie! Saluti!!!!

Il coordinatore di Circolo
Enrico Desiderà
Il vicecoordinatore
Enrico Botter

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11 giugno 2010
FESTA DEI DEMOCRATICI

6 giugno 2010
I veri numeri della manovra

Un po’ di luce arriva finalmente dalla Relazione tecnica che accompagna il testo del provvedimento. La tabella che segue ne riassume i numeri principali. Tre elementi emergono con chiarezza.

  1. Non è affatto una manovra incentrata solo sui tagli alla spesa; al contrario ben il 40 per cento della manovra a regime (nel 2012) è composto da maggiori entrate.
  2. L’incremento delle entrate è dovuto in gran parte ai nuovi provvedimenti anti-evasione, da cui il governo si aspetta di ottenere fino a 8 miliardi di euro, in aggiunta a quanto già stimato nella Relazione previsionale e programmatica.
  3. Per più del 70 per cento, i tagli sono rappresentati da riduzioni lineari nelle spese dei ministeri o da semplici riduzioni dei trasferimenti agli enti locali, senza che siano state varate misure strutturali di contenimento delle spese; l’esperienza passata ci insegna che questi sono spesso tagli di carta.

La Relazione tecnica rivela non poche sorprese rispetto a quanto anticipato dal dibattito mediatico. Intanto, i tagli agli enti inutili e ai costi della politica, di cui tanto si è parlato, contano praticamente nulla in termini di riduzione della spesa, nell’ordine di qualche milione di euro. Il congelamento dei contratti nel pubblico impiego conta un decimo di quanto anticipato dai giornali (attorno ai 500 milioni anziché più di 5 miliardi). In effetti, il blocco scatta nel 2010 (quindi salva i tre contratti firmati quest’anno) e contempla l’erogazione della “vacanza contrattuale” per il pubblico impiego. Non è la prima volta che si congelano i contratti, spostando spese più in là, senza risparmi strutturali. In passato, questi blocchi hanno comportato a regime addirittura incrementi di spesa perché il recupero dei rinvii è sempre molto oneroso.
Pesanti sono, invece, gli interventi su scuola e sanità. Per la prima, è soprattutto il blocco degli incrementi automatici delle retribuzioni nel triennio a determinare la riduzione della spesa; per la seconda, è un complesso di riduzioni nel personale e di riclassificazione della spesa farmaceutica.
La chiusura di alcune finestre per pensioni di vecchiaia e anzianità comporta risparmi di circa un miliardo di euro, sperando che l’effetto annuncio non spinga molti ad anticipare l’andata in pensione.
La parte del leone dei tagli la subiscono ancora una volta Regioni e altri enti territoriali, chiamati a contribuire a regime per 8,5 miliardi di euro, oltre il 60 per cento della riduzione prevista nella spesa. Per le Regioni si tratta del sostanziale annullamento dei trasferimenti per il finanziamento delle funzioni devolute con le leggi Bassanini nel 1997; per comuni e province, di un taglio ai trasferimenti dell’ordine del 20 per cento del totale. Come questi enti territoriali potranno gestire riduzioni così imponenti non è chiaro. Infine, la manovra è accompagnata dai soliti tagli lineari ai vari ministeri di spesa, la cui efficacia si è sempre rilevata assai limitata.
Per le entrate, 10 miliardi in più a regime, la leva è la lotta all’evasione. Che ci sia tanto da recuperare su questo fronte è indubbio. Il problema è che è impossibile stimare con precisione il valore delle misure di contrasto, tant’è che nella passata legislatura il governo aveva avuto la buona creanza di non inserire le stime nella manovra, considerandole semmai, a consuntivo, come sorprese positive. I numeri su cui conta questa manovra sono, invece, imponenti. Quasi 8 miliardi verrebbero dal recupero dell’evasione. Si noti che tutto questo avviene in aggiunta al recupero di evasione già contemplato nello scenario tendenziale della Relazione unificata sull’economia e la finanza e che in questa legislatura il governo ha già varato un condono (lo scudo fiscale) e, per ammissione dello stesso ministro dell’Economia, si accinge a vararne un altro sulle dichiarazioni al catasto. Verrà anche questa volta presentato dalla maggioranza in Parlamento anziché dall’esecutivo. Ma non per questo renderà più credibili le misure di contrasto all’evasione.

In sintesi, si tratta di una manovra visibilmente improvvisata, che bada a esibire grandi numeri per offrire un quadro macro rassicurante. Le “lacrime e sangue” sono per pochi, i soliti. Chi paga davvero sono i giovani, colpiti dal taglio dei contratti a tempo determinato e dal blocco delle assunzioni e delle carriere nel pubblico impiego (che penalizza soprattutto chi è entrato con salari molti bassi contando sugli scatti di anzianità) oltre che dall’ennesimo rinvio della riforma degli ammortizzatori sociali. Non una, ma due mani, vengono messe nella tasche dei giovani.
L’aggiustamento strutturale langue. Coerente con questa impostazione la scelta di operare sulla cassa (rinvii di spese e tagli ad erogazioni) anziché sulla competenza.
La manovra conta su misure che rischiano di riservarci sorprese negative. Un esempio su tutti. Nel dibattito mediatico si è spesso vagheggiato del contributo che anche i comuni possono dare alla lotta all’evasione, tanto che questi percepiscono già il 30 per cento delle maggiori somme riscosse a seguito della loro partecipazione all’attività di accertamento delle imposte, una percentuale che la manovra di questi giorni porta al 33 per cento. Ebbene, la relazione aiuta a far chiarezza su questo fronte. Risulta che nel 2009 e nei primi mesi del 2010 la partecipazione dei comuni abbia complessivamente condotto a maggiori accertamenti di imposte per 6 milioni di euro e a maggiori risorse riscosse per 450mila euro, di cui un po’ meno di 150mila sono andati ai comuni. Speriamo che non sia questo il modo con cui si pensa di saldare i conti degli enti locali e recuperare gettito all’evasione.

(fonte: www.lavoce.info)


201020112012
Totale contributo spese-686794114874
(in % alla manovra) 66%60%
di cui   
Tagli ministeri e PCM4514152050
Costi politica 00
Soppressione enti022
Congelamento contratti PI57312
Blocco assunzioni e turnover AC05985
Personale sanità0246628
Blocco carriere (scuola e PS)0644417
Tagli spesa farmaceutica0580580
Pensioni e TFR07602841
Regioni040004500
Comuni015002500
Province0300500
Regioni SS05001000
Spese aggiuntive-736-2072-541
    
Totale contributo entrate693409510091
(in % alla manovra) 34%40%
di cui   
Lotta all'evasione41553257781
Pedaggi e altre entrate non fiscali1411288912
Altre entrate137-25181399
    
Totale manovra71203624965

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5 giugno 2010
Federalismo: subito i decreti!
Federalismo fiscale: adesso o mai più. Ad invocare l'attuazione in tempi brevi della riforma federale è l'on. Simonetta Rubinato, deputato Pd e membro della Commissione Bilancio della Camera, preoccupata del grave peggioramento dei conti pubblici e dell'incapacità dell'attuale maggioranza di mettere in atto riforme strutturali, come dimostra anche la manovra economica varata in questi giorni. "Tenuto conto che ben pochi saranno gli effetti concreti per la gran parte dei Comuni che sortiranno dal primo decreto, quello sul patrimonio demaniale - spiega la parlamentare - chiedo al Governo e alla maggioranza di varare al più presto gli altri decreti attuativi del federalismo fiscale, a partire da quello sui costi standard".
A preoccupare l'on. Rubinato, sono gli ulteriori tagli previsti dalla manovra correttiva per i Comuni - oltre 3,7 miliardi di euro in due anni - che si tradurranno in minor servizi alle famiglie e blocco degli investimenti. "Un risultato esattamente opposto al federalismo fiscale - sottolinea la parlamentare - che ha lo scopo di lasciare le risorse ai territori e di ridurre la spesa delle Amministrazioni centrali. In questo modo i nostri municipi saranno costretti a chiudere i battenti, vincolati da un patto di stabilità che non è riuscito a ridurre il debito pubblico".
Stando ai dati Istat, nel 2010 il debito di tutta la Pubblica Amministrazione supererà quota 1.838 miliardi, con un aumento di 175 miliardi in due anni di governo Berlusconi. Fuori controllo risulta essere in particolare la spesa delle Amministrazioni Centrali (il loro disavanzo passa dai 31,7 miliardi del 2007 ai 72,1 del 2010). Di fronte a questo drammatico quadro, secondo l'on. Rubinato c'è un solo modo per uscirne: responsabilizzare chi spende troppo e male. "Non è più accettabile - conclude - che una parte del Paese debba farsi carico degli sprechi di chi governa senza il rispetto delle regole e dell'interesse generale. Ben venga allora il federalismo se esso consentirà a chi ha i conti in regola di dare servizi e fare investimenti e sanzionerà, anche con l'ineleggibilità, gli amministratori incapaci o disonesti che continuano fare buchi di bilancio".

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31 maggio 2010
Assemblea di Circolo
Caro iscritto/a,

la presente comunicazione per ricordarti l’assemblea di Circolo organizzata per

GIOVEDI’ 3 GIUGNO 2010 ORE 20.45

PRESSO LA SALA GIORGIONE CENTRO DIURNO ANZIANI DI RONCADE

L’ordine del giorno prevede i seguenti punti:

1. Festa dei Democratici: avanzamento attività e nuovi sviluppi.

2.Organizzazione distribuzione volantini evento.

Sarà inoltre possibile il tesseramento.

Il coordinatore di Circolo
Enrico Desiderà
Il vicecoordinatore
Enrico Botter



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30 maggio 2010
Ecoprestito: presentata la proposta di legge

Ristrutturare decine di migliaia di alloggi adeguandoli alle esigenze di risparmio energetico. E' questo l'obiettivo che si propone l'on. Simonetta Rubinato attraverso la costituzione di un "Fondo per l'ecoprestito", previsto in una sua proposta di legge presentata alla Camera questa settimana. Si tratta di un incentivo già sperimentato in Francia, dove in soli otto mesi sono state raccolte oltre 100 mila domande, con un previsto volume d'affari di nove miliardi.

La proposta prevede un “Fondo per l’ecoprestito”, di natura rotativa, costituito presso la Cassa Depositi e Prestiti con una dotazione di 200 milioni di euro per l’anno 2010. Il Fondo potrà erogare anticipazioni senza interessi a carico del beneficiario, denominate “ecoprestiti”, fino ad un importo massimo di 30.000 euro, per interventi di ristrutturazione edilizia e per interventi di riqualificazione energetica – che beneficiano della detrazione del 36% e del 55% - su unità immobiliari adibite ad abitazione principale.

La copertura necessaria a finanziare il fondo si può facilmente reperire escludendo dalle detrazioni del 36 per cento gli immobili di lusso, che oggi invece ne beneficiano. Senza dimenticare che attraverso l'incentivo dell'ecoprestito si può generare un volume d'affari, con ricadute positive per le casse dello Stato anche in termini di entrate fiscali e contributive.


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30 maggio 2010
Firma l'appello di Repubblica contro la legge bavaglio!


Firma l'appello contro la legge Bavaglio!

Ecco, uno per uno, i principali pericoli della nuova legge, naturalmente se il testo resterà quello attuale, e non sarà cambiato sulla spinta dei malumori che arrivano dal Quirinale e dai finiani, che già minacciano di non votarlo alla Camera.

Cavilli contro le intercettazioni
È scritto che i pubblici ministeri dovranno avere in mano "gravi indizi di reato" per poter chiedere ai giudici di mettere un telefono sotto controllo. Ma non saranno sufficienti indizi vaghi, semplici ipotesi investigative, ci vorranno prove ben più concrete. Il magistrato dovrà essere effettivamente certo che la persona da ascoltare è in effetti colpevole. I giudici, prima di autorizzare l'ascolto, dovranno convincersi che è proprio necessario e dovranno scrivere una motivazione cogente. Essi dovranno confermare di avere in mano delle prove, dei riscontri, della necessità dell'intercettazione. Un mezzo di prova abbisogna di prove prima di essere usato. È una tagliola che abbasserà nettamente il numero degli ascolti. Lo stesso meccanismo vale anche per i reati gravi, per la mafia e per il terrorismo, anche se gli "indizi di reato" in quel caso potranno essere anche soltanto "sufficienti" anziché "gravi".

Stesse regole per i tabulati
Tabulati dei cellulari come le intercettazioni? Lo stesso peso? La stessa valenza dirompente nei confronti della privacy? Per il governo il peso è lo stesso, e quindi chiedere un tabulato o registrare una conversazione dovrà sottostare alle stesse, rigide regole. Viene commesso un omicidio in un palazzo? Non sarà più automatico, come oggi, chiedere subito i tabulati di tutti gli inquilini che abitano in quel condominio. Il pm dovrà motivare perché vuole l'elenco delle chiamate del signor A, del signor B, del signor C...

Estorsioni e voto di scambio off limits
Anche se i ministri dell'Interno Maroni e della Giustizia Alfano continuano a dire che niente cambia per la lotta alla mafia, che si potrà indagare come oggi, la verità è che per i reati "satellite", quelli da cui spesso si parte per scoprire poi l'esistenza di un sodalizio mafioso, la nuova legge impone durata breve e le regole che valgono per i reati di strada.

Niente più microspie
Le regole per le "cimici" sono ancora più severe e contraddittorie. Per microfonare un luogo dove magari si nasconde un latitante bisognerà avere "prima" la prova che lì, giusto in quel posto, si sta commettendo un reato. Se non vi è questa granitica certezza, se il pm non può esibire ai giudici collegiali questa sicurezza, dovrà rinunciare. E non basta. Vi dovrà essere il fondato motivo che il proprietario del luogo è a conoscenza di quanto avviene. I magistrati sono convinti che le autorizzazioni caleranno a picco.

Durata breve
È la trappola delle trappole. Quando un pm sarà comunque riuscito a superare gli ostacoli incrociati delle autorizzazioni ecco che il suo ascolto, dopo 30 giorni, dovrà essere di nuovo confermato. E lui dovrà dimostrare che quella proroga è proprio necessaria, che ha comunque già acquisito qualche novità in grado di comprovare che la registrazione stessa è necessaria. In ogni caso, bene che vada, non potrà ottenere che altri 45 giorni, e solo in casi eccezionalissimi gli ultimi 15, ripetendo ogni volta ls stessa procedura. Un cammino defatigante.

Tre giudici lontani
La nuova regola che non basta più il solo gip per interfacciarsi con il pm e autorizzare la sua richiesta, ma ci vuole il cosiddetto tribunale collegiale, cioè ben tre giudici che si pronunciano, e che ha sede nel capoluogo del distretto giudiziario, cioè magari a chilometri di distanza, è un'altra zeppa micidiale. Non solo per ragioni meramente logistiche (Latina o Frosinone o Rieti dovranno chiedere le autorizzazioni a Roma, con carte che vanno e vengono di continuo), ma per lo scatenarsi delle incompatibilità: un giudice che si sarà pronunciato una volta, poi non potrà decidere su altri passaggi del processo. Sarà la paralisi.

Pm cacciato via
È una condanna al silenzio. Il pm non potrà più parlare delle sue inchieste. Men che meno con i giornalisti. Se lo farà dovrà abbandonare il fascicolo. E se per caso uno dei suoi indagati, con il solo obiettivo di toglierselo di torno, dovesse denunciarlo e lui venisse iscritto nel registro degli indagati, anche in quel caso diventerebbe incompatibile.

Tutele per 007, parlamentari e Chiesa
Non sono come tutti gli altri cittadini gli agenti segreti, senatori e deputati, la gerarchia ecclesiale. Per tutti la (contro) fissa delle tutele ad hoc, delle protezioni, delle vere e proprie guarentigie. Se il pm incappa in uno 007 deve avvisare entro 5 giorni palazzo Chigi; se s'imbatte in un uomo di chiesa deve avvertire i suoi superiori. Per i parlamentari addirittura deve stare alla larga pure dai parenti, dagli amici e dai collaboratori. Il pm avrà le mani legate. Niente Abu Omar, niente inchieste sui pedofili, niente indagini sulla corruzione.

Giornalisti imbavagliati
Cala il carcere, da due mesi a uno, calano le multe (da 20mila euro a 10mila per gli ascolti, da 10 a 5mila per gli atti), ma sulla stampa continuano a pesare due tagliole: gli editori saranno pesantemente multati (fino a 465mila euro), le carte dovranno restare segrete fino all'inizio del processo.

Processi ciechi
Non bastano le carte segrete, i pm messi a tacere, adesso anche i processi non potranno più essere ripresi né fotografati. Basterà che uno degli indagati si opponga, che rivendichi il suo diritto alla privacy, che videocamere e macchine fotografiche saranno sgomberate. Si tornerà ai disegnatori, come succede ijn Francia e negli Usa.

Auto registrazioni a rischio carcere
L'hanno ribattezzata norma D'Addario e in effetti, se ci fosse stata, Patrizia D'Addario sarebbe già in cella dopo la denuncia di Berlusconi per via delle sue r4egistrazioni a palazzo Grazioli, Nessuno potrà più registrare una conversazione se non avvisando prima lo'interlocutore. Altrimenti in cella fino a quattro anni.

Clicca qui per avere il testo originale del Senato.

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27 maggio 2010
Sulla riduzione del calendario scolastico
Riporto parte di un breve intervento di Maria Cecilia Guerra.
In un fase difficile per le famiglie italiane come questa di alta disoccupazione e grave ristagno economico, tra gli obiettivi più importanti  c’è quello di aumentare il lavoro retribuito delle donne, tra i più bassi d’Europa e senza il quale oggi le famiglie non riescono a far quadrare il bilancio. Il secondo obiettivo cruciale è investire nell’istruzione a tutti i livelli, ma soprattutto nelle prime fasi del ciclo di vita dei bambini, periodo essenziale per gli esiti cognitivi futuri. La proposta di riorganizzare la calendarizzazione scolastica che ritarda ulteriormente il tempo di scuola rispetto ad altri paesi Europei (per esempio sia in Francia che in Inghilterra l’anno scolastico inizia nei primi due giorni di settembre e finisce a luglio) mette in maggiori difficoltà le famiglie. Quanto meno vogliamo spendere per l’istruzione dei nostri figli? Chi beneficerà dell’incremento del tempo per gioire delle vacanze estive? Andiamo forse nella direzione di  un progetto di home schooling in cui le mamme staranno a casa ad insegnare ai loro figli? Si tratterebbe di un quadro molto coerente con il progetto di ottocentizzazione del paese che esce dalle pagine del documento congiunto del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e del ministero per le Pari opportunità intitolato “Italia 2020”.

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